Soul writing – L’elaborazione dei testi

12.03.2026 - Francesca Vicky Scher

 

È difficile fare soul writing? Forse, ma dato che è un processo evolutivo, si procede per gradi. Non dobbiamo avere grandi aspettative, conviene piuttosto avere grandi intenzioni. Svelare il senso della nostra vita, riconoscere la sua bellezza ed entrare in dialogo con la nostra anima sono intenzioni enormi ed è bene che lo siano.

Puntiamo a questo ma non ci aspettiamo che succeda subito, ma, se manteniamo l’intenzione, non ci perdiamo troppo strada facendo. Benché naturalmente perdersi non sia mai un problema, a volte si finisce là dove si doveva arrivare, altre volte si entrano territori aridi, che possono significare una pausa d’arresto o l’incubazione di nuovi processi. Non dobbiamo preoccuparci se la sorgente creativa sembra gocciolare e non ci dà nessuna soddisfazione, è normale che succeda. Il processo non è lineare. Se sentiamo che le porte d’accesso all’inconscio e al supraconscio si sono temporaneamente chiuse, pazientiamo. Non si può forzare nulla. Si resta presenti al processo e si continua a scrivere qualche testo creativo.

È per questo che avere a disposizione una ricca collezione di pratiche di scrittura creativa aiuta moltissimo non solo come punto di partenza per entrare nel flusso, ma soprattutto nei periodi, in cui il flusso si è interrotto.

Quindi non dovremmo mai smettere di scrivere? Non dico questo. Io ho smesso molte volte, ma senza mai veramente congedarmi dallo spazio della scrittura. Magari non scrivevo, ma il rapporto con la scrittura restava una parte imprescindibile della mia vita. Quindi, se l’ispirazione tornava, potevo riprendere. (La verità è che volte si sente l’ispirazione e non si scrive lo stesso… Ma questa è un’altra questione.)

Parliamo ora dell’elaborazione dei testi, che è una parte cruciale del processo. Ogni volta che si riprende un testo per modificarlo, si raggiunge un livello ulteriore di profondità o di sintesi. I testi sono sempre un po’ works in progress, non sono mai definitivi, non restano legati al momento o al luogo in cui sono nati, ogni nuova versione è una tappa successiva sul sentiero verso l’essenza.

Il lavoro in gruppo può essere una tappa dell’elaborazione, ma dobbiamo andare cauti con i suggerimenti, che potrebbero denaturare la natura del testo per renderlo più comprensibile o fargli dire cose che in realtà non sta dicendo.

Ovviamente, il perfezionismo e la vanità non devono entrare in questo spazio. Si procede finché non si sente che il testo rivela qualcosa di importante. Forse più che artigiane siamo levatrici…

Se facciamo soul writing in gruppo, penso che la pratica migliore sia scrivere la prima versione grezza del testo durante l’incontro ed elaborarla a casa. Volendo, si può ripresentare il testo al gruppo la volta successiva. Nessuno è obbligato a farlo, è chiaro. Ma forse se ne sentirà il bisogno, se si vuole vedere l’effetto che fa il testo, una volta che viene letto e ricevuto.

Qual è il feedback più produttivo che un gruppo di soul writing può dare ai suoi partecipanti? È una questione cruciale, perché ci sono un po’ di trappole da evitare. Una è quella di essere troppo soggettivi e basarsi sui propri gusti, quindi ci saranno testi che piacciono e altri che non piacciono. Ma un feedback basato sui propri gusti è insignificante. D’altro canto, possiamo prescindere totalmente dai nostri gusti? No, non possiamo, ma dobbiamo concentrarci su altri punti. Un feedback oggettivo non esiste, ma è importante fare lo sforzo di entrare nel testo, per provare a sentirlo e a capirlo. Quindi il feedback è un esercizio di percezione sottile. Qual è l’atmosfera del testo? Cosa mi evoca? Ci sono passi che non sono coerenti con il resto? E se ci sono, hanno una funzione così come sono o si potrebbe proporre altro? Di regola non proponiamo formulazioni alternative, sarà l’autrice del testo a farlo, se lo ritiene necessario. Ma il gruppo può indicare i passi che sente pongono problema.

Un altro feedback costruttivo è l’indicare i passi che possono essere ampliati, resi più profondi e più precisi. Anche qui bisogna andare cauti e non mettersi a riscrivere il testo degli altri per farlo somigliare al testo che avremmo scritto noi.

Un gruppo che funziona bene è un gruppo, in cui tutti hanno una voce più o meno diversa, il feedback deve considerare lo stile individuale ed essere al suo servizio.

Nel migliore dei casi, il feedback dà indicazioni su come rendere il testo più eloquente, profondo e organico. Sarà l’autrice a decidere se, cosa e come cambiare. Potrà anche riproporre il testo in un incontro successivo, se ne sente il bisogno. Ma non sarà la regola. I testi vengono presentati solo una volta, poi tornano nell’officina dell’autrice, che li rielaborerà tutte le volte che vorrà o li lascerà come sono, per riprenderli magari dopo mesi o anni.

Imparare a dare un feedback consono al processo non è facile, ma rappresenta una pratica che fa maturare il gruppo, che diventa un laboratorio di crescita e sostegno reciproco. Non dimentichiamo che il soul writing è basato sulle quattro funzioni, quindi anche il feedback le userà tutte e quattro. Potremo condividere sensazioni, riflessioni, emozioni e intuizioni.

Un caso particolare saranno i testi criptici, che possono diventare i testi più fecondi di mutazioni e più rivelatori. Ci saranno casi in cui qualcuno verrà e dirà: Ho scritto questo, ma non so cosa sia… Allora potremo insieme cercare di scoprirlo. L’autrice dovrà stare attenta a selezionare le reazioni del gruppo sulla base del proprio sentire.

A volte succede che un testo riveli qualcosa a tutti tranne alla persona che lo ha scritto, che è convinta di aver scritto tutt’altra cosa. Sono situazioni un po’ delicate, ma, se affrontate con uno spirito di sostegno reciproco, possono rivelarsi estremamente positive.

Dunque il soul writing è da una parte un’attività intima, un dialogo interiore che tesse connessioni tra le diverse dimensioni del nostro essere, ma può essere anche un’attività condivisa, che genera una grande gratificazione, perché si partecipa insieme al processo di fare anima.